Iperammortamento 2026 e politica industriale: una scelta decisiva per la competitività europea

Il confronto in corso sul DL Fisco e, in particolare, sulla modifica del criterio geografico per l’accesso al nuovo iperammortamento 2026 rappresenta un passaggio che va ben oltre l’aspetto tecnico della misura. La scelta inizialmente prevista di valorizzare l’origine europea dei beni agevolabili, e la successiva decisione annunciata di sopprimere tale vincolo, incidono infatti direttamente sull’impostazione della politica industriale italiana in una fase storica caratterizzata da forte competizione globale e da politiche di sostegno pubblico sempre più mirate nelle principali economie mondiali.

ACIMGA, che rappresenta i costruttori italiani di macchine per l’industria grafica, cartotecnica e del converting, ritiene che il tema debba essere affrontato con una visione strategica. Il nostro settore è altamente tecnologico, fortemente esportatore e profondamente integrato nelle filiere europee: ricerca, componentistica, standard tecnici e mercati di riferimento si sviluppano in un ecosistema continentale. In questo contesto, un incentivo che orienti gli investimenti verso tecnologie sviluppate e prodotte in ambito europeo non rappresenta una chiusura del mercato, ma una leva coerente con l’obiettivo di rafforzare la base industriale dell’Unione, sostenere l’innovazione e tutelare l’occupazione qualificata. Rinunciare a questo indirizzo significa perdere un’occasione per allineare la leva fiscale agli obiettivi di autonomia strategica e resilienza delle catene del valore che l’Europa stessa si è data.

Parallelamente, le imprese stanno affrontando una fase di significativa transizione regolatoria. L’evoluzione del quadro normativo europeo sulle macchine, in assenza di tutte le linee guida applicative e con la mancanza di alcune norme tecniche armonizzate, sta generando incertezza operativa. Permangono inoltre interrogativi sulla validità delle certificazioni già rilasciate e sull’operatività degli organismi di valutazione della conformità. Il rischio è quello di una fase di stallo che potrebbe rallentare l’immissione sul mercato di nuove macchine, con effetti concreti sulla competitività delle imprese italiane proprio mentre sono chiamate a investire in innovazione e sostenibilità.

A ciò si aggiunge il tema del passaporto digitale dei prodotti, destinato a diventare uno strumento centrale nelle politiche europee per la tracciabilità e l’economia circolare. Si tratta di un’evoluzione potenzialmente positiva, capace di valorizzare qualità, sicurezza e trasparenza, ma che richiede tempi di attuazione realistici e criteri di proporzionalità, per evitare un aggravio eccessivo soprattutto per le piccole e medie imprese.

In questo scenario, il nuovo iperammortamento 2026 non può essere considerato una semplice misura fiscale, bensì uno strumento di indirizzo strategico. Per il settore rappresentato da ACIMGA è fondamentale che le scelte legislative tengano conto dell’impatto complessivo sul sistema manifatturiero, garantendo coerenza tra incentivi, obiettivi industriali e quadro regolatorio.

Solo così sarà possibile sostenere in modo concreto la competitività del Made in Italy tecnologico e rafforzare il ruolo dell’industria italiana all’interno delle filiere europee.

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