Transizione 5.0: perché la continuità fino al 2028 è decisiva per gli investimenti industriali

La Transizione 5.0, come definita dal nuovo Decreto ministeriale e rafforzata dalle scelte contenute nella Legge di Bilancio, rappresenta una decisione di politica industriale che inciderà in modo diretto sulla competitività del sistema manifatturiero italiano nei prossimi anni. Per le imprese rappresentate da ACIMGA, costruttrici di macchine per la stampa, il converting e il packaging, l’elemento più rilevante non è solo l’introduzione di una nuova misura, ma l’orizzonte pluriennale degli incentivi, che oggi si estende fino al 2028 e consente finalmente una pianificazione industriale coerente con i tempi reali degli investimenti.

La manifattura che produce tecnologia lavora su cicli lunghi: progettazione, sviluppo, industrializzazione e commercializzazione delle macchine richiedono anni, non mesi. Per questo la continuità tra la precedente Transizione 4.0 e la nuova Transizione 5.0 è una condizione essenziale affinché le imprese possano investire con fiducia. Ogni discontinuità normativa o incertezza applicativa rischia di bloccare gli ordini, rinviare le decisioni di investimento e indebolire l’intera filiera industriale.

In questo senso, gli interventi contenuti nella Legge di Bilancio, che aggiornano e confermano il perimetro tecnologico degli Allegati A e B, rappresentano un segnale importante: la Transizione 5.0 non nasce in contrapposizione al paradigma 4.0, ma come sua evoluzione naturale, integrando in modo strutturale digitalizzazione avanzata, sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. È proprio questa continuità che il Parlamento è chiamato a presidiare, affinché il mercato percepisca la misura come stabile e affidabile nel tempo.

Le imprese ACIMGA investono da anni in tecnologie che riducono i consumi energetici, ottimizzano l’uso dei materiali, migliorano la sicurezza e la qualità del lavoro e rendono misurabili le prestazioni ambientali dei processi produttivi. Per queste imprese, la sostenibilità non è un adempimento burocratico, ma una leva competitiva richiesta dai mercati internazionali. La Transizione 5.0 può rafforzare questo percorso solo se rimane uno strumento semplice, accessibile e coerente con la realtà industriale, soprattutto per le PMI che costituiscono l’ossatura della meccanica italiana.

Dal punto di vista delle imprese, il messaggio al Parlamento è chiaro: l’orizzonte al 2028 è una scelta corretta e va difesa, ma deve essere accompagnata da certezza delle regole, semplicità delle procedure e continuità tra le misure. Solo così la Transizione 5.0 potrà diventare una vera politica industriale, capace di sostenere chi produce tecnologia, genera occupazione qualificata e contribuisce alla competitività del sistema produttivo nazionale.

ACIMGA è pronta a collaborare con le istituzioni affinché la Transizione 5.0 non resti una misura episodica, ma diventi un pilastro stabile dello sviluppo industriale italiano, a beneficio dell’economia, dell’ambiente e del lavoro.

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