Un claim ambientale è ingannevole anche quando si fonda su elementi reali, ma induce il consumatore a percepire vantaggi ambientali più ampi di quelli effettivamente comprovati e quindi rientra nella fattispecie ingannevole. È la più recente delle sentenze, risale al luglio scorso, che di fatto anticipa una delle novità contenute nella nuova normativa Emco, più nota come direttiva antigreenwashing, la cui applicabilità parte il 27 settembre.
È una delle indicazioni emerse nel webinar “La conformità normativa nella lotta al greenwashing. Linee guida della Federazione ed esempi pratici”, organizzato, il 15 settembre, dalla Federazione Carta e Grafica per fare chiarezza sulle norme pubblicate in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 9 marzo, contenute nel Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30. Un incontro atteso, partecipato e con una lunga fila di quesiti da parte delle aziende al termine delle relazioni, che è stato introdotto dai direttori delle tre Associazioni.
Il tema è di impatto vasto e trasversale perché la nuova normativa mette ordine nell’uso di terminologie e argomenti inerenti la sostenibilità come elementi per distinguere il proprio prodotto o servizio rispetto alla concorrenza.
Vale il principio aureo del “metti sull’etichetta quello che fai e fai quello che dici nell’etichetta”, come ha sintetizzato il direttore di Federazione e di Assocarta Massimo Medugno introducendo l’incontro. La norma viaggia al passo con l’etica, con regole “ispirate a un principio condivisibile, non comunicare meno, ma comunicare meglio con affermazioni precise, circoscritte, comprensibili e soprattutto supportate da elementi verificabili”, ha aggiunto Maurizio D’Adda direttore di Assografici. Il tema, caldo per chi produce materiali e realizza il packaging, è altrettanto di attualità per chi sviluppa le tecnologie: “La sostenibilità tocca chi realizza macchine sempre più efficienti e sostenibili, le cui performance devono essere misurabili e documentate” ha precisato Enrico Barboglio, direttore di Acimga, sottolineando il coinvolgimento dell’intera supply chain, fino dall’elemento a monte, la macchina.
Per il terzo dei suoi appuntamenti informativi organizzati sul greenwashing (i precedenti nel 2025 e nello scorso aprile), la Federazione ha affidato alle specialiste Elisabetta Bottazzoli e Caroline Vaute il compito di approfondire i contenuti applicativi della normativa. Bottazzoli, in particolare, ha presentato gli aggiornamenti contenuti nella nota applicativa realizzata dalla Federazione apportati in seguito alla circolare del 27 agosto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Si tratta del vademecum dedicato alle aziende per instradarle e agevolarle sulle attività da intraprendere.

Una delle novità è sulla gestione delle scorte: per evitare il ritiro o la distruzione di prodotti non conformi al momento dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, il MIMIT ha indicato perimetri temporali per adeguare le confezioni, distinguendo fra scorte di beni deperibili (per i quali si va a naturale scadenza, immaginando esaurimento in tempi più rapidi) e beni durevoli, ai quali vengono assegnati sei mesi di tempo.
Numerosi i quesiti rivolti dai partecipanti, dall’incontro emergono alcune indicazioni chiare e orientate a migliorare il rapporto fra chi produce e chi consuma. La sostenibilità è sempre più un valore intrinseco sia dei processi, sia dei prodotti e non potrà più essere sbandierata come eccezione. Eventuali caratteristiche e prestazioni che migliorano la norma e che fanno premio rispetto alla concorrenza dovranno essere documentate e misurabili. Questo lo spirito, le nuove norme sembrano adeguate a tradurlo in pratica.
L’impegno della Federazione continuerà in stretta sinergia con le Associazioni che la compongono, come è stato sottolineato a conclusione dell’incontro, abbinando alle attività di relazioni istituzionali verso l’esterno, un’attività di servizio sempre più efficace a supporto alle aziende associate.


