Milano, 13 marzo 2026 – La Federazione Carta e Grafica, che rappresenta una filiera industriale dal valore di circa 27 miliardi di euro (1,2% del PIL nazionale), esprime forte preoccupazione e contrarietà per l’emendamento al cosiddetto DL PNRR, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, che prevede il rilascio dello scontrino fiscale in modalità digitale per tutti gli acquisti, sia in contanti sia con strumenti elettronici, salvo esplicita richiesta del consumatore di riceverlo in formato cartaceo.

Secondo la Federazione, la misura presenta diverse criticità.

Rischi per il gettito fiscale. L’emissione dello scontrino cartaceo incentiva la corretta registrazione dei corrispettivi da parte dell’esercente. Nel caso di pagamenti in contanti, eliminare l’obbligo di emissione del documento cartaceo potrebbe favorire comportamenti evasivi.

Limitazione dei diritti dei consumatori. Lo scontrino svolge una funzione essenziale come documento commerciale, necessario per esercitare diritti quali la garanzia di conformità, il reso o le detrazioni fiscali (il cosiddetto “scontrino parlante”). Il formato cartaceo è immediato e verificabile sul posto, mentre l’invio digitale espone al rischio di mancata ricezione o perdita del documento proprio al momento dell’uscita dal negozio.

Possibili effetti discriminatori. I processi di digitalizzazione devono tenere conto delle diverse condizioni dei cittadini. Una completa smaterializzazione rischia di penalizzare anziani e persone con limitato accesso alle tecnologie digitali. Non tutti dispongono di smartphone, email o applicazioni dedicate e in Italia persistono forti disparità territoriali nelle infrastrutture digitali.

Profili di tutela della privacy. L’invio dello scontrino digitale richiede necessariamente un dato personale (email, numero di telefono o app collegata), con il rischio di tracciamento degli acquisti associati all’identità dell’acquirente. Restano inoltre aperte questioni relative alla gestione e alla sicurezza dei dati da parte degli esercenti.

Criticità operative e costi per le imprese. La gestione dello scontrino digitale presuppone una connessione stabile, non sempre disponibile (ad esempio per ambulanti, fiere o aree rurali). Eventuali guasti o blackout potrebbero impedire l’emissione del documento. Inoltre, la necessità di raccogliere un recapito digitale rallenterebbe le operazioni di pagamento, soprattutto nei punti vendita ad alto flusso. L’adeguamento delle infrastrutture tecnologiche – software e registratori di cassa – comporterebbe infine costi aggiuntivi, particolarmente gravosi per i piccoli esercenti.

La digitalizzazione dello scontrino, inoltre, non trova giustificazione in motivazioni ambientali. La produzione della carta per scontrini non comporta specifici impatti negativi in termini di abbattimento di alberi o consumo di acqua: l’industria cartaria promuove una gestione forestale sostenibile ed è fortemente impegnata nella riduzione degli impatti ambientali. Al contrario, la dematerializzazione non è priva di effetti: il settore ICT è responsabile di oltre il 2% delle emissioni globali di gas serra e la quantità di rifiuti elettronici è destinata a raggiungere 74,7 milioni di tonnellate entro il 2030. Anche la carta termica utilizzata per gli scontrini sta evolvendo rapidamente: dal 2020 è vietato l’uso del BPA e il mercato si sta orientando verso soluzioni phenol-free, conferibili nella raccolta differenziata della carta.

Per tutte queste ragioni, la Federazione Carta e Grafica auspica che l’emendamento non venga approvato e che eventuali processi di digitalizzazione dello scontrino fiscale siano preceduti da un’analisi approfondita degli impatti fiscali, sociali, operativi e ambientali.