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Studiare insieme con le imprese una equilibrata “dieta mediatica”

Andrea Cangini racconta l’Osservatorio Carta, Penna & Digitale

 

È l’alfiere della scrittura a mano e della lettura su carta: i benefici di queste attività e, al contrario, le insidie dell’eccesso di digitale, sono per Andrea Cangini ormai diventati temi al centro di una crociata personale, che attraversa i diversi ruoli ricoperti negli ultimi anni, da direttore del Quotidiano Nazionale, quindi senatore della Repubblica, fino all’attuale incarico di Segretario Generale della Fondazione Luigi Einaudi.

 

“Non è pensabile sostituire carta e penna con gli strumenti immateriali del digitale, il cui abuso, specie nell’’infanzia e adolescenza, mette seriamente a rischio determinate funzionalità cerebrali”, spiega. E oggi, con il neonato Osservatorio Carta, Penna & Digitale, si propone di calibrare la “dieta mediatica”, con il giusto mix di analogico e digitale: “L’obiettivo è lavorare, studiare, monitorare l’evoluzione per garantire un futuro migliore alle giovani generazioni anche sotto il profilo dei sistemi di apprendimento”

Quando ha scoperto gli impatti traumatici del web sulle generazioni più giovani?

Con un’inchiesta giornalistica, quando dirigevo il Resto del Carlino e il Quotidiano Nazionale. Poi, come senatore nella XVII legislatura, ho fatto sì che il tema venisse approfondito in un’indagine conoscitiva in Commissione Istruzione. Il quadro tracciato da neurologi, psicologi, psichiatri, pedagogisti e grafologi, fu allarmante: l’abuso di videogiochi e di social network, modalità tipiche dei più giovani, causa danni irreversibili.

Come si arriva alla scrittura a mano e alla lettura su carta?

Le conclusioni della Commissione, oltre a documentare le conseguenze da abuso di digitale – porta all’inattività aree del cervello che nei giovani vanno invece stimolate e sollecitate – evidenziano l’importanza della scrittura a mano e della lettura su carta soprattutto nell’età formativa. Non a caso, fra gli studiosi abbiamo ascoltato anche una eminente grafologa.

Poi, il passaggio dal Senato della Repubblica alla Fondazione Einaudi?

Luigi Einaudi diceva ‘Prima conoscere, quindi studiare, poi dibattere’. Lo scorso luglio, in Senato, la Fondazione ha presentato i risultati di uno studio approfondito, realizzato con il sostegno della Federazione Carta e Grafica, che ha messo insieme autorevoli lavori scientifici pubblicati a livello internazionale, concordi sull’imprescindibilità della scrittura a mano in corsivo e della lettura su carta, soprattutto nel sistema scolastico. Alla tesi ha aderito il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha concluso i nostri lavori.

Cosa risponde a chi definisce antistorica una simile posizione, rispetto alla tecnologia che corre così rapidamente?

Noi guardiamo davvero avanti, proprio attraverso lo studio e i dubbi. Nessuna crociata, siamo tutti figli del nostro tempo: ma mettiamo bene in evidenza la nostra posizione a difesa dell’uso di carta e penna nella vita quotidiana in generale e in particolare nel sistema dell’istruzione, senza lasciare che venga accantonata dal digitale che dilaga. Trascurare questo aspetto determinerebbe danni irreparabili, per numerose ragioni che sono ben evidenziate nel rapporto scientifico che abbiamo pubblicato.

Studio e imprese assieme, può funzionare, nell’Osservatorio?

“L’Osservatorio è nato per fare opera di sensibilizzazione sulle famiglie e sul mondo della scuola, sul decisore politico affinché carta e penna, la lettura su carta e la scrittura a mano in corsivo, non soccombano di fronte all’eccessivo entusiasmo per il digitale. La Federazione Carta e Grafica ha colto l’importanza dell’iniziativa fin dai tempi dell’indagine parlamentare e ha offerto il proprio appoggio. Avere come primo sostenitore una filiera che, pur non rivolgendosi direttamente al consumatore-lettore, rappresenta la spina dorsale di tutto ciò che porta alla lettura su carta, è fondamentale a supportare uno sforzo di modernizzazione che non subisca passivamente la tecnologia:  come tutti i processi, quello relativo al digitale va governato. Pubblico e privato, insieme, possono farlo meglio”.

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